Raccolta di esemplari di storia naturale, strumenti, invenzioni meccaniche, carte geografiche, rarità archeologiche, ecc., che costituirono materiale per la didattica e una forma di indagine scientifica universale.
Il termine fu usato in origine (16° sec.) per indicare l’ambiente («Camera delle Meraviglie») di una residenza destinato a raccogliere esemplari rari o bizzarri di storia naturale o artefatti. La Wunderkammer è all’origine del concetto moderno di Museo, poiché all’interesse per il ‘meraviglioso’ unisce il bisogno di conoscenza sistematica.
Lo scoprii da bambino, la scala era ripida, mi avevano proibito di scendervi, ma qualcuno aveva detto che c’era un mondo in cantina. Scesi di nascosto, rotolai per la scala vietata, caddi. Quando aprii gli occhi, vidi l’Aleph.
L’Aleph…?
Si, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli
Ma non è buia la cantina…?
Se tutti i luoghi della terra si trovano nell’Aleph, vi si troveranno tutti i lumi, tutte le lampade, tutte le sorgenti di luce. Venga subito a vederlo”.
Scesi sveltamente le scale, chiusi cautamente la porta, l’oscurità mi parve totale.
Chiusi gli occhi, li riaprii. Allora vidi l’Aleph:
ogni cosa era infinite cose, perché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo.
Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini umane […] , vidi infiniti occhi vicini che si fissavano in me come in uno specchio […], vidi vene di metallo, vapor d’acqua, vidi deserti equatoriali e ciascuno dei loro granelli di sabbia […], vidi contemporaneamente ogni lettera di ogni pagina (bambino, solevo meravigliarmi del fatto che le lettere di un volume chiuso non si mescolassero e perdessero durante la notte), vidi insieme la luce e il buio di quel giorno […], vidi la delicata ossatura di una mano […], vidi tigri, stantuffi, bisonti e un astrolabio persiano.
Vidi nell’Aleph la Terra e nella Terra di nuovo l’Aleph, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigine, perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha mai contemplato:
l’inconcepibile universo.
Jorge Luis Borges, “L’Aleph”, 1949
